giovedì 10 gennaio 2013

Promotori vs banche, chi vince la palma del più onesto?

Gli atti della Consob che nel corso del 2012 hanno riguardato l'attività di vigilanza sugli intermediari e sui promotori finanziari sono stati 423, praticamente invariati rispetto ai 424 del 2011. Ma se si guarda nel dettaglio i promotori finanziari risultano tra i promossi: sono gli unici a registrare un calo delle sanzioni su quasi tutti i fronti. Le banche, invece, devono fare i conti con un aumento delle bacchettate di Giuseppe Vegas.

 

In particolare, secondo quanto comunicato dalla commissione di vigilanza guidata da Giuseppe Vegas: 212 dei 423 atti del 2012 hanno riguardato richieste di dati e notizie per istruttorie relative a promotori finanziari (art. 31, comma 7 - erano 242 nel 2011); 181 sono invece state le richieste di dati e notizie per la vigilanza (art.8, comma 1) sulle banche (106, contro le 67 del 2011), sulle sim (24 contro le 18 precedenti), sulle sgr (16 contro le 13 del 2011), su imprese di investimento comunitarie (3 contro le 8 del 2011) sui promotori finanziari (32 contro le 50 del 2011); 17 sono invece state le convocazioni di esponenti aziendali (7 nei confronti di banche, 3 nei confronti di Sim, 3 nei confronti di Sgr e 4 nei confronti di imprese di investimento comunitarie (art.7, comma 1, lett. a); 9 le richieste di dati e notizie ad altrettante società di revisione, per vigilanza su 57 sgr e su una 1 sim ( art.8, comma 2 - era 1 nel 2011); 4 richieste a Banca d’Italia di estensione su verifiche ispettive in corso per: 2 banche e 2 sim (art. 10, comma 2 - erano 2 nel 2011).

 

Non solo. Secondo quanto scritto dalla Consob, la vigilanza è intervenuta nel 2012 anche per procedimenti di natura straordinaria o cautelare che hanno riguardato: 1 parere al Ministero dell’Economia e delle Finanze di amministrazione straordinaria e di scioglimento degli organi sociali su proposta della Banca d’Italia nei confronti di 1 sgr (art. 57, commi 1 e 2); 21 sospensioni cautelari a 60 giorni nei confronti di promotori finanziari (art. 55, comma 1 - erano 19 nel 2011); 11 sospensioni cautelari ad 1 anno nei confronti di promotori finanziari (art.55, comma 2 - erano 9 nel 2011); 1 provvedimento ingiuntivo nei confronti di 1 impresa di investimento comunitaria con succursale in Italia (art. 52, comma 1).

 

Sono stati invece rilasciati 4 pareri al Ministero dell’Economia e 2 alla Banca d’Italia. E sono stati anche rilasciati 35 ulteriori pareri alla Banca d’Italia (erano 46 nel 2011): 15 per cancellazioni di sgr; 5 per estensioni operative di sgr; 6 per fusioni / scissioni / trasformazioni di sgr; 8 per oicvm comunitari non armonizzati; 1 per richieste di autorizzazioni allo svolgimento di servizi di investimento da parte di banche estere extracomunitarie. E’ stata anche rilasciata 1 intesa con Banca d’Italia su materie regolate dall’art. 117-bis del Tub.

Infine si segnalano, tra le altre attività della Consob, l'invio di 189 lettere di contestazioni (con relativo avvio di procedimento sanzionatorio) di cui: 71 nei confronti di promotori finanziari (erano 98 nel 2011); 6 nei confronti di sgr (erano 4 nel 2011) e 61 nei confronti dei relativi esponenti aziendali (erano 46 nel 2011); 6 nei confronti di 5 banche e 1 sim (erano rispettivamente 2 e 0 nel 2011) e 45 nei confronti dei relativi esponenti aziendali (erano 46 nel 2011).

Le segnalazioni all’Autorità Giudiziaria nel 2012 sono state 42, contro le 27 del 2011. Le comunicazioni, le linee interpretative e le risposte ai quesiti pubblicate nell’anno sono state 18, di cui 2 hanno riguardato il recepimento degli orientamenti Esma.


http://www.advisorprofessional.it/promotori-finanziari/risparmio-gestito/18573-promotori-vs-banche-chi-vince-la-palma-del-piu-onesto.action

 

lunedì 7 gennaio 2013

Arrivano i voucher per la baby sitter

ROMA - Manca solo il via libera della Corte dei conti e un altro tassello della riforma del lavoro diventa operativo. Si tratta delle norme in materia di congedo obbligatorio e facoltativo per i padri e dei contributi economici per le madri che, al termine della maternità, vorranno rientrare al lavoro. Il decreto ministeriale è stato firmato da Elsa Fornero e Vittorio Grilli il 22 dicembre e stanzia 78 milioni l'anno, per il triennio 2013-2015.


Le risorse verranno coperte attingendo dal Fondo per l'occupazione femminile e dei giovani.
Ma vediamo nell'ordine i criteri di accesso e le modalità di utilizzo di queste misure sperimentali contenute nel testo che il Sole 24 Ore è in grado di anticipare. Per i padri da quest'anno scattano il giorno di congedo obbligatorio (aggiuntivo al congedo di maternità) e i due giorni facoltativi (sostitutivi del congedo che spetta alla madre) utilizzabili entro il quinto mese di vita degli figlio. Le due forme di congedo sono riconosciute anche ai padri adottivi o affidatari, con trattamento economico a carico dell'Inps pari al cento per cento della retribuzione e con contribuzione figurativa piena.
I congedi dei padri dovranno essere utilizzati in soluzione unica (non a ore) e potranno essere effettuati dopo una comunicazione preventiva al datore di lavoro da farsi con almeno 15 giorni di anticipo «ove possibile in relazione all'evento della nascita e in base alla data presunta del parto» come si precisa nel decreto.

L'altro strumento che viene attivato con queste misure di conciliazione riguarda invece le madri intenzionate a rientrare al lavoro dopo il congedo di maternità. Per loro, negli undici mesi successivi al congedo, scatta la possibilità di richiedere, al posto del congedo parentale, un contributo economico utilizzabile o per pagare una baby sitter o per coprire la retta del nido (pubblico o privato accreditato). Si tratta di 300 euro netti mensili per sei mesi. Se la madre opta per la prima soluzione potrà utilizzare i voucher per pagare la baby sitter, mentre nel caso del nido sarà l'Inps a bonificare direttamente la quota prevista alla struttura interessata.
Il beneficio verrà concesso, alle donne che ne faranno richiesta all'Inps, sulla base di una graduatoria nazionale che terrà conto dell'indicatore Isee «e fino a concorrenza delle risorse disponibili per ciascun anno». La priorità sarà ovviamente riconosciuta ai nuclei con l'indicatore della situazione economica equivalente inferiore e, a parità di Isee, secondo l'ordine di presentazione delle domande. Mentre l'Inps, che dovrà quanto prima stabilire le modalità per fare domanda tramite i suoi canali telematici, staccherà i voucher entro 15 giorni a chi avrà optato per il baby sitting. Ovviamente per ogni quota mensile richiesta la lavoratrice interessata dovrà scontare una riduzione di un mese del periodo di congedo parentale.

Saranno escluse dal beneficio economico le madri già esentate dal pagamento delle rette dei nidi per motivi di reddito e le madri che già godono dei contributi previsti dal Fondo per le politiche attive, mentre il bonus sarà concesso in misura parziale a coloro che hanno un contratto part time. Nel decreto si affida infine all'Inps anche il monitoraggio sull'andamento della spesa sui tre anni della sperimentazione con la sottolineatura, contenuta nella relazione tecnica, che i contributi economici per le madri lavoratrici saranno concessi «fino a concorrenza delle risorse disponibili in ciascun anno».
L'unico rammarico resta per il fatto che la selezione delle domande di contributo economico verrà fatta sulla base dei vecchi (e meno equi) Isee. Infatti, dopo la sentenza della Corte costituzionale del 19 dicembre scorso che ha bocciato l'articolo 5 del Salva Italia, è caduto nell'incertezza il destino del Dpcm che riforma l'Isee e a cui ha lavorato per un anno intero il sottosegretario al Lavoro, Maria Cecilia Guerra. Solo la Conferenza unificata, in una seduta straordinaria, potrebbe acquisire "in corsa" il provvedimento e dare il via al varo dei nuovi Isee già nei primi mesi dell'anno.

I CONGEDI 
Per i padri 
Da quest'anno scatta il congedo obbligatorio di un giorno e il congedo facoltativo di due giorni per i padri. Sono da utilizzare entro il quinto mese di vita del figlio. Le due forme di congedo sono riconosciute anche ai padri adottivi o affidatari, con trattamento economico a carico dell'Inps pari al cento per cento della retribuzione e con contribuzione figurativa piena.
I congedi dovranno essere utilizzati in soluzione unica e potranno essere effettuati dopo una comunicazione preventiva al datore di lavoro da farsi con almeno 15 giorni di anticipo

I CONTRIBUTI 
Per le madri 
Le donne lavoratrici, negli undici mesi successivi al congedo di maternità, potranno accedere, al posto del congedo parentale, a un contributo economico utilizzabile o per pagare una baby sitter o per coprire la retta del nido (pubblico o privato accreditato). Si tratta di 300 euro netti mensili per sei mesi. Se la madre opta per la prima soluzione potrà utilizzare i voucher per pagare la baby sitter, mentre nel caso del nido sarà l'Inps a bonificare direttamente la quota prevista alla struttura interessata

IL MONITORAGGIO 
Inps verifica 
Il decreto ministeriale stanzia 78 milioni l'anno, per il triennio 2013-2015. Le risorse verranno coperte attingendo dal Fondo per l'occupazione femminile e dei giovani.
Si affida infine all'Inps la responsabilità di monitorare l'andamento della spesa sui tre anni della sperimentazione con la sottolineatura, contenuta nella relazione tecnica, che i contributi economici per le madri lavoratrici saranno concessi «fino a concorrenza delle risorse disponibili in
ciascun anno»

L'ATTUAZIONE DELLE NORME SUL LAVORO 
Tirocini 
Dovrebbero essere calendarizzate alla prossima conferenza Stato-Regioni (forse il 24 gennaio) le linee guida sui tirocini, che puntano a ridisegnare la nuova cornice normativa entro cui le Regioni dovranno muoversi nel disciplinare gli stage nei propri territori

Produttività 
Dopo l'intesa raggiunta tra le parti sociali (tranne la Cgil), la legge di Stabilità ha messo sul piatto 2,150 miliardi nel triennio 2013-2015 per la detassazione dei salari di produttività. Tuttavia, per far decollare questa speciale agevolazione, serve l'emanazione di un Dpcm entro il 15 gennaio

Contratti a termine 
Le parti sociali, in sede contrattuale, potranno disciplinare le ipotesi di riduzione degli intervalli tra un contratto a termine e il successivo. In ogni caso, il ministero del Lavoro potrà intervenire entro il 18 luglio per individuare altri casi specifici dove ridurre questo "stop and go" (oggi fissato in 60 e 90 giorni)




http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-04/arrivano-voucher-baby-sitter-085541.shtml?uuid=AbvbCEHH

venerdì 4 gennaio 2013

Spread sotto la “soglia Monti”. Ecco i vantaggi per famiglie e imprese

Il differenziale di rendimento tra Btp e Bund a dieci anni si attesta a 286 punti base dai 284 punti base della chiusura di ieri. Cosa significa avere tassi ai minimi?


APERTURA IN RIALZO – Lo spread Btp-Bund ha aperto in leggeto rialzo rispetto alla chiusura di ieri portandosi dai 284 ai 286 punti, inferiore comunque alla famosa “soglia Monti” dei 287 punti base. Ma cosa significa questo per noi? Il differenziale sotto i 300 punti e rendimenti bassi dei nostri Btp, poco sopra il 4%, sono un beneficio non solo per le casse dello Stato, per le banche, le imprese ma anche per le tasche delle famiglie, che possono chiedere prestiti a tassi più vantaggiosi.  

IL RISPARMIO – Prima di tutto per il Tesoro il differenziale così stretto si traduce in un risparmio di molti miliardi di interessi sul debito pubblico. Finanziare il debito pubblico, scrive Repubblica.itcosta in media agli italiani 75 miliardi di euro in interessi annuali, ovvero il 5% del Pil (nel 2012 sono stati pari a 86 miliardi, il 5,5% del Pil, otto in più dell'anno prima). Quindi 100 basis point di differenziale in meno tra Bund e Btp, secondo i calcoli di Bankitalia, regalano all'Italia 3,1 miliardi di risparmi sul servizio del debito il primo anno, 6,2 il secondo e 8 il terzo. Considerando che circa un anno fa eravamo intorno ai 570 punti, il risparmio è notevole.

I VANTAGGI - A cascata ciò vuol dire anche meno oneri e meno tasse per imprese e famiglie. Le imprese infatti potranno chiedere finanziamenti ed emettere obbligazioni a tassi più bassi . Vantaggi anche per le banche che darannno prestiti e mutui più facilmente. Secondo uno studio di Crif cento punti base di aumento dello spread si traducono nel giro di tre mesi in un rincaro di 50 punti basesui tassi d'interesse applicati alle imprese e 30 su quelli pagati dalle famiglie per i mutui casa. Insomma, un bel passo avanti per la ripresa e il ritorno alla crescita economica del Paese.

http://consulenza.soldiweb.com/notizie/spread-sotto-la-“soglia-monti”.-ecco-i-vantaggi-per-famiglie-e-imprese#.UOaVQKV6we5

giovedì 3 gennaio 2013

Il debito pubblico italiano, quando e chi lo ha formato


Il debito pubblico, che si manifesta come le obbligazioni emesse dal Tesoro, si forma perché le spese dello Stato sono maggiori delle sue entrate – il deficit pubblico. La differenza, se non è finanziata con l’emissione di moneta, è coperta con l’emissione di obbligazioni. Si deve perciò andare alla ricerca della fonte: come si è formato il deficit.



Più o meno tutti i Paesi sviluppati hanno visto crescere smisuratamente la spesa pubblica a partire dagli anni Sessanta. Quelli che hanno registrato una crescita delle imposte non troppo distante dalla crescita della spesa, hanno oggi dei debiti contenuti. Altri, invece, hanno speso velocemente, con le imposte che crescevano lentamente. Da qui i grossi deficit, che cumulati, hanno prodotto un gran debito.
La spesa pubblica si divide in spesa pubblica “per lo Stato minimo”, e in quella “per lo Stato sociale”. La prima finanzia la polizia, i magistrati, i soldati. Ossia l’ordine, la giustizia, la difesa. La seconda finanzia i medici, gli infermieri, le medicine, gli insegnanti, ecc. Ossia l’istruzione e la salute. Le pensioni sono ambigue, perché sono pagate – attraverso un apposito organismo – a chi è in pensione da chi lavora, quindi sono un trasferimento, non proprio una spesa.
Premesso ciò, la spesa per lo stato minimo è rimasta all’incirca la stessa nel secondo dopoguerra, mentre è esplosa quella per lo stato sociale. Ed è qui il punto. Quest’esplosione è avvenuta in tutti i Paesi europei. Negli Stati Uniti un po’ meno, ma non troppo meno, se si fanno dei conti sofisticati. Dunque non è un fenomeno solo italiano. O meglio, l’Italia spende più di alcuni altri Paesi, ma non “troppo di più”. Il punto è che ha incassato di meno per troppo tempo. (I conti comparati sulla spesa pubblica per lo stato minimo e per quello sociale vanno fatti escludendo la spesa per interessi sul debito, che è il frutto del cumularsi dei deficit nel corso del tempo e non della spesa corrente).
Abbiamo così a che fare con un fenomeno storico. Se abbiamo a che fare con un fenomeno storico, allora la crescita del debito non è attribuibile – se non in minima parte – a un bravo o cattivo presidente del consiglio dei ministri. Il protagonista è il “Processo” e non l’“Eroe”.
In conclusione, l’Italia ha speso più di quanto incassasse per troppo tempo, e si trova oggi ad avere un gran debito pubblico. Fino a quando ha speso più di quanto incassasse? Fino a prima dell’ultimo governo Andreotti. Il conto è fatto guardando la spesa pubblica meno le entrate prima del pagamento degli interessi (il saldo primario). Intorno al 1990 il bilancio dello Stato va in pareggio prima del pagamento degli interessi. In altre parole, non genera un nuovo deficit prima di pagare gli interessi sul cumulato dei deficit prodotti nel corso della storia (il debito).
Da allora il saldo primario è stato o in avanzo, o in leggero disavanzo. Il deficit è stato il figlio del pagamento degli interessi sul debito cumulato. I deficit solo finanziari hanno però prodotto altro debito. La crescita economica (la variazione del PIL) non è mai stata troppo robusta, e perciò il rapporto debito su Pil o è rimasto stabile, o è appena sceso, o è cresciuto. Ultimamente il rapporto è cresciuto molto, perché il PIL (il denominatore) è caduto molto nel biennio 2008/2009 e non si è ancora ripreso.



http://www.linkiesta.it/debito-pubblico-italiano

mercoledì 2 gennaio 2013

Lavorare per Twitter: le offerte del momento


Twitter offre lavoro nelle sedi americane, asiatiche ed europee. Il social network di microblogging è diventato in poco tempo un mezzo di comunicazione di massa imprescindibile, foriero di tendenze e generatore di notizie per i media tradizionali. Come lavorare in Twitter?
Gli annunci di lavoro pubblicati nell’area dedicata alle carriere sul sito ufficiale del social network sono per diversi settori, dal commerciale al tecnico. I settori specificati sono i seguenti: Business Development & Sales, Corporate, Corporate IT, Engineering, Finance, Infrastructure Operations, International, Product, Product Management, University (stage) e User Experience & Design.
Le sedi di lavoro sono altrettanto varie, dal Brasile a Londra, da Tokio a Parigi, Dublino, San Francisco, Madrid, New York, Chicago, Toronto, Atlanta, Los Angeles e Seoul (Corea).  Lavorare per Twitter significa partecipare al cambiamento globale operato dai social network, in cui le distanze si annullano e l’informazione si fa cotta e mangiata.
Gli annunci di lavoro sono in lingua inglese: è infatti indispensabile conoscere perfettamente questa lingua per lavorare all’interno dell’azienda, qualunque sia la sede prescelta. Per candidarsi alle offerte di lavoro basta accedere all’area del sito ufficiale dedicata al job recruiting, scegliere l’annuncio ideale e inviare il CV. Questo il link.



Dalle detrazioni per i figli alle stretta sulle auto aziendali, ecco tutte le novità fiscali del 2013


Dal 1° gennaio si è aperta l'agenda 2013. Non quella di Monti, ma quella di milioni di italiani: famiglie, imprese, lavoratori, professionisti, uffici pubblici possono cominciare a segnarsi quello che li attende nel 2013. Novità, alcune, già contemplate da normative esistenti (come l'aggiornamento trimestrale delle bollette energetiche), ma per la gran parte inedite, introdotte dai tanti provvedimenti che il governo dimissionario è riuscito a produrre in poco più di un anno di attività: dal decreto "salva-Italia", che ha rivoluzionato il sistema pensionistico, fino alla legge di stabilità 2013, che ha "imbarcato" una marea di correttivi e ulteriori misure. Ecco tutte le misure riguardanti il fisco
Più detrazioni per i figli
Dal 1° gennaio 2013 aumentano le detrazioni per i figli a carico. Si passa da 800 a 950 euro per ciascun figlio (compresi quelli nati da unioni di fatto e riconosciuti, quelli adottivi o affidati), da 900 a 1.220 euro per i bambini sotto i tre anni. Le detrazioni saranno aumentate di 400 euro (prima l'importo era di 220 euro) in caso di figli portatori di handicap.
Legge di stabilità, art. 1, c. 483
Credito d'imposta digitale
Le imprese che svilupperanno piattaforme telematiche per la distribuzione, la vendita e il noleggio di opere dell'ingegno digitali potranno beneficiare di un credito d'imposta del 25% dei costi sostenuti negli anni 2013, 2014 e 2015.
Dl 179/2012, art. 11-bis
Stretta sulle auto aziendali
Dal periodo d'imposta 2013 i costi delle auto aziendali per le imprese (non agenti) e i professionisti potranno essere dedotti al 20% e non più al 40%, a meno che non si applichi il regime dei minimi (sconto fiscale del 50%). La stretta riguarderà i veicoli diversi da quelli adibiti a uso pubblico (taxi) o utilizzati da imprese di noleggio, leasing o autoscuole. Per le auto assegnate ai dipendenti a uso promiscuo per la maggior parte del periodo d'imposta (più di 183 giorni l'anno), dal 2013 saranno deducibili al 70% (non più al 90%) le spese e gli altri componenti negativi, senza alcun limite di costo dell'auto.
L. stabilità, art. 1, c. 501; l. 92/12, art. 4, c. 73
Innovatori sostenuti
Dal periodo d'imposta 2013 e fino al 2015 i contribuenti persone fisiche potranno detrarre dall'Irpef il 19% (25% in caso di start up in ambito energetico) della somma investita nel capitale sociale di una o più start up innovative. L'investimento massimo detraibile, in ciascun periodo d'imposta, non può superare i 500mila euro e deve essere mantenuto per almeno due anni, pena la decadenza dal beneficio (e l'obbligo di restituire l'incentivo fruito e gli interessi legali). Agevolazioni anche se gli investitori sono soggetti Ires: potranno dedurre il 20% degli investimenti in start up innovative (27% se a vocazione sociale).
Dl 179/12 art. 29 convertito da legge 221/12
Restyling per le fatture
Dal 1° gennaio in vigore il recepimento della direttiva 2010/45/Ue su contenuto della fattura, fattura semplificata e fattura elettronica. Nella fattura dovranno essere presenti specifici elementi (quali partita Iva del committente o codice fiscale). Possibile effettuare la fattura "differita" anche per le prestazioni di servizi. Meno complicazioni per gli importi minori: via libera alla fattura semplificata per certificare operazioni fino a 100 euro e in caso di fattura rettificativa.
Legge di stabilità, art. 1, commi 325-335
Iva sul portafoglio titoli Da domani non sarà più esente da Iva la gestione individuale di portafogli titoli, ma sui relativi corrispettivi si dovrà applicare l'Iva, come oggi accade per i servizi di custodia e amministrazione. L'imponibilità Iva si applicherà alle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2013. Per evitare di perdere l'Iva sugli acquisti relativi ai servizi di gestione individuale di portafogli sarà possibile optare per l'applicazione separata dell'Iva. L'imponibilità è stata decisa a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea del 19 luglio 2012 (causa C-44/11).
Legge di stabilità, art. 1, commi 520 e 521
Meno sconto sugli affitti
Si assottiglia lo sconto concesso ai proprietari di immobili in affitto. Dal periodo d'imposta 2013 scende dal 15% al 5% la deduzione forfettaria dei redditi da locazioni. La disposizione non riguarda chi affitta con la cedolare secca.
Legge 92/2012, art. 4, c. 74
Bollo sui certificati penali
Dal 1° gennaio imposta di bollo sui certificati penali. Viene introdotta una specifica deroga all'esonero da imposta nei processi penali e in quelli per cui si applica il contributo unificato.
Legge di stabilità, art. 1, c. 486
«Taglia-tasse» in anticipo
Anticipata al 2013 la previsione secondo la quale le maggiori entrate ottenute dal contrasto all'evasione confluiscono in un fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale. Con la nota di aggiornamento al Def sarà presentato un rapporto annuale sui risultati conseguiti con il contrasto all'evasione.
Legge di stabilità, art. 2, commi 299 e 300
Non residenti agevolati
Prorogata al 2013 la detrazione fiscale per carichi di famiglia in favore dei soggetti non residenti introdotta dalla Finanziaria 2007. Due le condizioni: che le persone alle quali si riferiscono le detrazioni non possiedano un reddito complessivo superiore – al lordo degli oneri deducibili – a 2.840,51 euro; che i diretti interessati non usufruiscano, nel Paese di residenza, di alcun beneficio fiscale connesso ai carichi familiari.
Legge di stabilità, art. 1, c. 526
Rimborsi Irap online
Dal 18 gennaio 2013 al 15 marzo 2013 è possibile presentare online l'istanza di rimborso della maggior Irpef o Ires versata negli anni passati (e per cui sia ancora pendente il termine) per la mancata deduzione Irap. Il calendario degli invii via internet è scaglionato per aree geografiche. Mentre già dal periodo d'imposta 2012, l'Irap riferita alla quota imponibile del costo del personale dipendente e assimilato (al netto delle deduzioni) può essere dedotta dal reddito d'impresa o di lavoro autonomo.
Dl 201/11, art. 2 conv. da l. 214/11; provvedimento Entrate 17 dicembre 2012
Credit card monitorate
Entro il 31 gennaio 2013 gli operatori finanziari dovranno comunicare all'agenzia delle Entrate i dati degli acquisti di importo pari o superiore a 3.600 euro effettuate dal 6 luglio al 31 dicembre 2011 con moneta elettronica (carte di credito, di debito o prepagate). La comunicazione andrà ad alimentare le banche dati a cui il fisco potrà attingere per verificare la congruità tra i redditi del contribuente e il tenore di vita sostenuto.
Dl 98/11, art. 23, c. 41, convertito da l. 111/11; provvedimento Entrate 11 ottobre 2012
Beni ai soci da dichiarare
Dopo un doppio rinvio, il 2 aprile prima scadenza per la comunicazione al fisco dei beni concessi in utilizzo ai soci o ai familiari. Andranno comunicati anche i finanziamenti effettuati nei confronti della società. L'adempimento faceva parte di un pacchetto di misure introdotto dalla legge di conversione della manovra di Ferragosto dello scorso anno per colpire le intestazioni fittizie di auto, barche, aerei e immobili a società.
Dl 138/11, art. 2 convertito da l. 48/11; provv. Entrate 17 settembre 2012
Riecco il «clienti-fornitori»
Sparisce la soglia dei 3mila euro per la comunicazione al fisco delle operazioni rilevanti ai fini Iva. Torna l'elenco clienti e fornitori. Entro il 30 aprile vanno trasmesse al fisco le operazioni attive e passive effettuate nel 2012 (per cui è necessaria la fattura). Oltre la soglia dei 3.600 euro scatta l'obbligo di identificare i consumatori finali sprovvisti di partita Iva.
Dl 16/2012 art. 2, c. 6 convertito da l. 44/12
Aliquota ordinaria al 22%
L'aliquota ordinaria Iva dal 1° luglio 2013 passerà dal 21% al 22 per cento. Il prelievo diventerà più pesante, tra gli altri, per i beni di elettronica, per i capi di abbigliamento ma anche sui servizi professionali.
Legge di stabilità, art. 1, c. 480
Mini-debiti rottamati
Dal 1° luglio rottamati i mini-debiti tributari fino a 2mila euro (comprensivi di interessi e sanzioni) iscritti a ruolo fino al 31 dicembre 1999. Sempre in tema di riscossione – con regolamento da emanare entro il 30 giugno 2013 – sarà istituito un comitato di controllo sull'attività mediante ruolo che fisserà le linee guida per le categorie di credito oggetto di recupero coattivo, per le modalità di recupero. I criteri si applicheranno alle somme affidate all'agente della riscossione dal 1° gennaio 2013.
Legge di stabilità, art. 1, commi 527-535


Gli Usa evitano il precipizio: anche la Camera approva la legge sul Fiscal Cliff. Obama: mantenute le promesse


NEW YORK - È fatta: anche la Camera ha approvato il pacchetto varato dal Senato la notte di Capodanno liberando l'America dall'incubo del fiscal cliff e rassicurando i mercati: gli indici asiatici sono già tutti al rialzo e ci si aspetta un avvio positivo sia in Europa che negli Stati Uniti. Non che il passaggio di questa legge alla Camera sia stato facile.
La destra repubblicana si è ribellata in larga maggioranza contro il presidente John Bohener, spaccando il partito. Guidata dal leader Eric Cantor, la nemesi di Boehner, la destra repubblicana, fino a 150 deputati ha prima minacciato di non votare, ha poi paventato il rischio di usare complicazioni procedurali per ritardare il voto fino a domani, quando si insedierà il nuovo Congresso, con il rischio di voler ricominciare tutto da capo. Infine Cantor ha chiesto di apportare emendamenti da riproporre al Senato soprattutto sul versante della spesa. Ma ciascuna delle manovra ostruzionistiche è stata deviata sia da Boehner che dalla leadership democratica guidata da Nancy Pelosi. Dopo ore interminabili di grande tensione, Cantor ha dovuto cedere le armi e accettare che il compromesso repubblicano fosse portato al voto per un si o per no, senza dibattito.
Così, dopo aver danzato per quasi 24 ore con il pericolo molto concreto di un precipizio dal Fiscal Cliff, poco prima della mezzanotte, l'America ha vinto: i termini dell'accordo del Senato non cambiano, la maggioranza è stata di 257 voti a favore e 167 voti contrari, di questi 151 repubblicani e 16 democratici. L'alleanza che ha potuto evitare la rupe fiscale è dunque dominata dai democratici, un risultato meno coeso di quello che si è avuto al Senato dove lo sforzo bipartisan è stato schiacciante con 89 voti a favore e solo 8 voti contrari.
Ma l'importante era andare avanti. E a quel punto tuttoha subito una accelerazione: subito un brindisi a caldo per un 2013 costruttivo, l'auspicio che entro due mesi si possa superare anche l'altro capitolo irrisolto del Fiscal Cliff quello che riguarda i tagli di spesa. E il presidente Barack Obama, dopo un breve discorso alla Nazione, visibilmente soddisfatto per una delle più importanti vittorie politiche della sua presidenza è subito ripartito su Air Force One per tornare alle Hawaai e terminare la vacanza con la famiglia: «Questo è il percorso per il futuro - ha detto il presidente prima della partenza - un percorso che tiene conto degli interessi della nazione prima che di quelli della politica». Come abbiamo detto, il Fiscal Cliff è stato risolto solo per metà, resta aperto il capitolo dei tagli alla spesa, sarà un capitolo difficile, ma ci sono ancora due mesi per poterlo chiudere.
Nel frattempo ha colpito l'intransigenza dei repubblicani più conservatori alla Camera, guidati dal capo della maggioranza Eric Cantor. Risultato: l'America si è trovata tecnicamente per quasi 24 ore al di là della rupe fiscale. Questo per dare un'idea di quanto tesa, difficile, astiosa fosse l'atmosfera a Washington dove si sono vissute lunghe ore di confusione e preoccupazione.
Questa la fotografia nella notte americana, con una novità: sul fronte politico si è fatta più dura la battaglia interna al partito repubblicano, da una parte il presidente della Camera John Boehner, favorevole a una ratifica o comunque a un voto della Camera, dall'altra Eric Cantor, il capo della maggioranza, schierato contro Boehner con l'obiettivo di metterlo in difficoltà nel suo ruolo di presidente della Camera alla vigilia dell'arrivo del nuovo Congresso, domani mattina. La situazione è dunque complessa, la debolezza e la spaccatura del partito repubblicano si aggiunge come una variabile impazzita alla già difficile equazione che vedeva e vede differenze ideologiche sulla carta insanabili fra democratici e repubblicani
Anche tra i democratici si era consumato un dramma simile seppur in tono minore: la sinistra del partito si ribellava all'idea di aumenti delle tasse per redditi molto elevati che riguardavano solo il 2% più ricco della popolazione. Ma Joe Biden, dopo un eccellente lavoro di mediazione fra i suoi vecchi compagni del Senato riusciva a galvanizzare con l'aiuto di Nancy Pelosi il maggior numero di democratici possibile per un voto a favore dell'intesa, evitando eccessive defezioni degli esponenti più liberal e meno propensi a concessioni. La scommessa era quella di poter isolare i due estremi dei partiti e di ottenere una solida maggioranza con il voto di centro di ambo i partiti, una classica soluzione bipartisan vecchio stile dunque, che avuto successo: solo 16 democratici hanno negato il voto alla leadership.
In effetti il compromesso raggiunto al Senato era inadeguato sotto molti punti di vista. Genera nuove entrate per 600 miliardi, meno anche degli 800 inizialmente accettati dai repubblicani. I tagli automatici alla spesa per 110 miliardi nel 2013 sono solo rinviati di due mesi. Mancano inoltre gli obiettivi per ridimensionare di 4.000 miliardi in dieci anni il disavanzo pubblico e di riformare i grandi programmi di spesa, sanitaria e pensionistica. Anzi, il nuovo accordo produce oggi un aumento del disavanzo pubblico di 4000 miliardi.
Le più importanti misure prevedono un incremento al 39,6% dell'aliquota sui redditi superiori ai 400.000 dollari per contribuenti individuali e ai 450.000 dollari per le coppie. Vi saranno un aumento dal 35% al 40% della tassa di successione sulle eredità superiori ai 5 milioni e un aumento dal 15% al 20% delle tasse sui guadagni di capitale per coloro con redditi superiori ai 450.000 dollari. Nel pacchetto ci sono inoltre riduzioni delle deduzioni fiscali per i redditi elevati. Fra i provvedimenti favorevoli ai democratici spicca un prolungamento dei sussidi alla disoccupazione, che sarebbero scaduti due giorni fa e riguardano oltre 3 milioni di americani. I democratici hanno anche ottenuto un contenimento dell'alteranative minimum tax, un meccanismo che elimina deduzioni fiscali e che avrebbe colpito i ceti medi. Il meno peggio dunque, ma, di questi tempi, pericolosi per l'economia anche il meno peggio dovrebbe essere accettabile se consente di guadagnare tempo.